Ecco i 7 comportamenti sui social che rivelano un disturbo di personalità, secondo la psicologia

Hai mai notato come alcune persone sui social sembrano vivere letteralmente per i like? O come certi profili postano selfie a raffica, controllando ossessivamente ogni commento? Beh, secondo gli psicologi, questi comportamenti potrebbero rivelare molto di più di quello che pensi sulla personalità di chi li mette in atto.

Il narcisismo digitale e i disturbi di personalità si manifestano online attraverso pattern comportamentali specifici che la ricerca scientifica ha collegato a tratti psicologici profondi. Non stiamo parlando del normale desiderio di apparire bene online – quello ce l’abbiamo tutti. Stiamo parlando di comportamenti che potrebbero indicare fragilità che normalmente restano nascoste nella vita reale.

Quando Lo Schermo Diventa Una Lente D’Ingrandimento Psicologica

Il dottor Valerio Rosso, psichiatra e psicoterapeuta, ha scoperto qualcosa di affascinante: qualsiasi forma di comunicazione mediata rivela informazioni autentiche sulla personalità, anche quando cerchiamo disperatamente di controllare la nostra immagine digitale. È come se i social media fossero una specie di macchina della verità involontaria.

Il motivo è legato a quello che gli esperti chiamano disinibizione online. Quando siamo davanti a uno schermo, l’anonimato relativo, la distanza emotiva e l’assenza di segnali non verbali abbassano le nostre difese psicologiche. Risultato? Emergono aspetti della personalità che nella vita offline riusciamo a tenere sotto controllo.

È un po’ come quando sei ubriaco e dici cose che normalmente non diresti mai – solo che qui l’alcol è sostituito dall’effetto disinibente del digitale.

Il Narcisista Digitale: Riconoscerlo È Più Facile di Quanto Pensi

Gli studi dell’Istituto Beck hanno identificato un profilo comportamentale preciso che correlano con tratti narcisistici. E no, non è semplicemente “posta tanti selfie” – è molto più sottile e rivelatore di così.

Il narcisista digitale ha una caratteristica particolare: la dipendenza dai feedback. Non importa quanti like riceve un post, non sono mai abbastanza. Secondo la ricerca di Carvalho e colleghi del 2019, questi comportamenti sono fortemente correlati con il disturbo narcisistico di personalità.

Ma ecco la parte interessante: non è tanto la quantità di contenuti pubblicati a rivelare il narcisismo, quanto il bisogno compulsivo di validazione. Il narcisista digitale controlla ossessivamente le notifiche, elimina i post che non performano bene e può letteralmente rovinare la propria giornata se un contenuto non riceve l’attenzione sperata.

È come se la loro autostima fosse completamente in balìa di un algoritmo.

I Segnali Che Non Mentono Mai

La ricerca ha identificato alcuni comportamenti specifici che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme. Questi pattern sono così precisi che gli psicologi li usano come indicatori clinici:

  • Posting compulsivo: Pubblicare più volte al giorno, spesso contenuti molto simili tra loro
  • Cancellazione selettiva: Rimuovere sistematicamente post che non raggiungono un certo numero di interazioni
  • Cura maniacale dell’immagine: Passare ore a perfezionare ogni dettaglio prima di pubblicare

La Scissione Digitale: Quando Online Sei Un’Altra Persona

Il dottor Emanuele Fazio ha identificato un fenomeno che sta diventando sempre più comune: la dissonanza tra sé online e sé offline. Si tratta di quella situazione in cui qualcuno nella vita reale è timido e riservato, ma sui social si trasforma in un personaggio esuberante, provocatorio o drammatico.

Questa non è semplice recitazione – può essere il segnale di una fragilità identitaria più profonda. Le persone che vivono questa scissione spesso sviluppano comportamenti manipolativi online: creano drammi per attirare l’attenzione, condividono contenuti emotivamente carichi per generare reazioni, o utilizzano strategie sempre più sofisticate per mantenere una certa immagine.

È come se avessero bisogno del mondo digitale per sentirsi vivi e importanti, perché nella vita reale non riescono a ottenere lo stesso tipo di attenzione.

La Trappola Della Validazione Esterna

Qui entra in gioco la scienza del comportamento. Secondo la teoria del rinforzo positivo, ogni like, commento o condivisione funziona come una piccola dose di dopamina – la stessa sostanza chimica coinvolta nelle dipendenze.

Gli studi di Moreau e colleghi del 2015 hanno dimostrato qualcosa di inquietante: le persone con tratti istrionici tendono ad avere un numero eccessivo di “amici” sui social, condividono dettagli estremamente personali della loro vita e hanno un bisogno costante di essere al centro dell’attenzione digitale.

Quanta distanza c’è tra il tuo io offline e quello online?
Nessuna
Un po'
Tantissima
Sono due persone diverse

Ma c’è un paradosso crudele in tutto questo. Più una persona cerca validazione online, meno stabile diventa la sua autostima. È come essere dipendenti da una droga che ti dà sollievo temporaneo ma peggiora il problema a lungo termine. Alcuni arrivano ad avere un umore che dipende completamente dalle performance online.

I Manipolatori Digitali: Come Riconoscerli

Le ricerche di Pearson e Hussain del 2015 hanno rivelato un aspetto davvero inquietante: le persone che mostrano comportamenti manipolativi sui social spesso presentano tratti correlati ai disturbi di personalità del cluster B, che include borderline, narcisistico, istrionico e antisociale.

Questi individui utilizzano i social media come un palcoscenico dove mettere in scena versioni amplificate di se stessi. Creano situazioni drammatiche per mantenere alta l’attenzione, alternano periodi di love-bombing digitale a fasi di silent treatment o ghosting improvviso.

Il loro comportamento online segue pattern prevedibili: drammatizzazione eccessiva di eventi normali, condivisione di dettagli intimi per creare intimità forzata, e uso strategico delle emozioni per manipolare le reazioni degli altri.

L’Ossessione Per Il Controllo Dell’Immagine

Un aspetto particolarmente rivelatore è l’ossessione per il controllo dell’immagine digitale. Non parliamo della normale cura che tutti abbiamo per la nostra presentazione online, ma di qualcosa di molto più pervasivo e compulsivo.

Alcune persone arrivano a creare vere e proprie strategie di marketing personale: studiano gli orari migliori per postare, utilizzano hashtag calcolati scientificamente, modificano la propria personalità online in base alle tendenze del momento. Secondo gli studi di Marwick del 2015, questo livello di controllo nasconde spesso una profonda insicurezza.

È come vivere indossando costantemente una maschera, dimenticando a volte qual è il volto che si nasconde dietro.

Le Neuroscienze Dietro I Comportamenti Digitali

Gli studi più recenti in neuroscienze hanno dimostrato qualcosa di affascinante: quando postiamo un contenuto e aspettiamo le reazioni, il nostro cervello attiva gli stessi circuiti neurali coinvolti nel gioco d’azzardo.

La variabilità del rinforzo – non sappiamo mai quanti like riceveremo – rende l’esperienza ancora più coinvolgente e potenzialmente dipendente. Secondo Kuss e Griffiths del 2017, per le persone con certe vulnerabilità psicologiche, questo meccanismo può diventare devastante.

I Segnali Sottili Che Spesso Ignoriamo

Non tutti i comportamenti problematici sui social sono evidenti come un profilo pieno di selfie. Alcuni sono così sottili che potrebbero passare inosservati anche alle persone più vicine.

Prendiamo il fishing for compliments – quella tendenza a condividere contenuti apparentemente auto-denigratori con l’obiettivo nascosto di ricevere rassicurazioni. “Mi sento così brutta oggi” accompagnato da una foto perfettamente curata è un esempio classico.

Un altro segnale è l’emotional posting compulsivo: condividere ogni stato d’animo, ogni pensiero, ogni emozione come se il mondo digitale fosse l’unico spazio dove poter esistere veramente. Questo comportamento può indicare una difficoltà nel gestire le emozioni senza il supporto esterno.

Quando Preoccuparsi Davvero

È importante sottolineare che non tutti i comportamenti descritti sono automaticamente patologici. Tutti noi abbiamo momenti in cui cerchiamo validazione online o controlliamo ossessivamente le nostre notifiche.

La differenza sta nell’intensità, nella frequenza e soprattutto nell’impatto che questi comportamenti hanno sulla vita quotidiana. Secondo Andreassen e colleghi del 2017, il criterio centrale non è la “normalità” del comportamento, ma il suo effetto sul benessere e sulla capacità di vivere relazioni sane.

Se ti riconosci in alcuni di questi pattern, la vera domanda non è “sono normale?”, ma piuttosto “questo comportamento mi sta aiutando a vivere la vita che voglio?”. Se la risposta è no, potrebbe essere il momento di approfondire con l’aiuto di un professionista.

I social media sono strumenti potenti che possono amplificare sia i nostri lati migliori che le nostre fragilità. Riconoscere i propri pattern comportamentali online può essere il primo passo verso una maggiore consapevolezza di sé e, se necessario, verso un aiuto professionale che possa fare davvero la differenza.

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